La spalla è un’articolazione composta da tre ossa: scapola, clavicola e omero. Le strutture di questo distretto consentono un’ampia mobilità all’ arto superiore, soprattutto grazie a due particolarità anatomiche:
➢ l’intero complesso si ancora allo scheletro solo in un punto, ovvero quello tra clavicola e sterno;
➢ la testa dell’omero è 4 volte più grande rispetto alla superficie su cui scorre (glena omerale).

Queste caratteristiche rendono la spalla l’articolazione più mobile del nostro corpo, ma anche la più instabile. Infatti, la stabilità non dipende tanto dall’incastro delle componenti ossee quanto piuttosto da un complesso equilibrio fra muscoli, legamenti e capsula articolare.

 

La capsula articolare è un manicotto di tessuto connettivo denso che avvolge l’articolazione sostenendo e stabilizzando la testa omerale e la glena scapolare. Posteriormente è spessa circa 2 mm, anteriormente invece è di circa 4 mm. Al suo interno viene prodotto il liquido sinoviale, lubrificante naturale delle nostre articolazioni.

 

Per tutte le caratteristiche sopra descritte questa struttura (come del resto la muscolatura limitrofa) può essere soggetta a varie disfunzioni e patologie… la capsulite adesiva (o spalla congelata) è una delle più frequenti.
In letteratura la capsulite adesiva viene definita come una “condizione patologica autolimitante, da causa non riconosciuta, con decorso caratteristico ma tempi variabili, ad evoluzione lenta e progressiva, che si manifesta con dolore e limitazione passiva dei movimenti gleno-omerali su più piani, imposta da tessuti capsulari e periarticolari”.

I pazienti che ne soffrono lamenteranno quindi i seguenti sintomi:
➢ marcata rigidità articolare
➢ dolore diffuso
➢ limitazione globale (quindi su più piani) dei movimenti sia attivi che passivi. L’elevazione, la rotazione interna e la rotazione esterna sono i primi movimenti ad essere interessati.

 

PATOLOGIA DELLA SPALLA CONGELATA

Si sviluppa in tre fasi:

➢ STADIO 1: fase dolorosa, 2-9 mesi. Clinicamente è presente dolore a riposo, di soliti irradiato lungo il braccio, che si accentua ai gradi estremi del movimento associato a progressiva perdita dell’elasticità. L’artroscopia rileva una sinovite ipertrofica vascolare (infiammazione!) dell’intera capsula.

➢ STADIO 2: fase della rigidità progressiva, 3-12 mesi. Progressiva perdita del ROM (Range of Movement) e dolore persistente. L’artroscopia rileva perdita di volume capsulare con iniziale formazione di aderenze e sinovite ipervascolare.

➢ STADIO 3: fase di risoluzione o scongelamento, 12-42 mesi. Progressiva riduzione del dolore, ma rigidità conclamata. L’artroscopia rileva chiare aderenze, con retrazioni intra-articolari e tessuto cicatriziale avascolare spesso.

 

FATTORI PREDISPONENTI DELLA CAPSULITE ADESIVA

Come già accennato questa patologia ha un’eziologia ignota, tuttavia alcuni fattori sono risultati predisponenti alla sua comparsa.

➢ Età: tra i 40 e i 60 anni, le donne sono colpite con un’incidenza tre volte maggiore rispetto agli uomini;
➢ Diabete e disfunzioni tiroidee;
➢ Altre malattie sistemiche (cardiovascolari, morbo di Parkinson, ipercolesterolemia, artrite);
➢ Utilizzo prolungato di alcuni farmaci;
➢ Storia pregressa di dolore alle spalle ed immobilità;
➢ Traumi (in questo caso parliamo nello specifico di Spalla rigida post-traumatica)

 

DIAGNOSI SPALLA CONGELATA (O CAPSULITE ADESIVA)

La diagnosi è clinica e si base sull’anamnesi del paziente e l’esame di valutazione. La radiografia può essere utile per escludere patologie degenerative a carico dell’osso (artrosi, calcificazioni); la RMN invece per escludere quelle a carico dei tessuti molli (tendinopatie, cervicobrachialgie).

 

TRATTAMENTO CAPSULITE ADESIVA

Nel 90% dei casi il trattamento riabilitativo conservativo si è mostrato efficace nel risolvere la sintomatologia e nel recupero del ROM entro 4-12 mesi. Di seguito riportiamo le soluzioni terapeutiche.

➢ Terapie fisiche (ipertermia, tecarterapia, ultrasuoni, TENS)
➢ Terapie farmacologiche (per via orale o topica, FANS o corticosteroidi)
➢ Idrokinesiterapia
➢ MOBILIZZAZIONE DECISE E PROGRESSIVI ESERCIZI DI ALLUNGAMENTO sia effettuati dal fisioterapista sia eseguiti seguendo un programma domiciliare specifico.

 

 

Prima di iniziare il programma riabilitativo, l’ortopedico a sua discrezione, può svolgere la cosiddetta idrodilatazione con soluzione salina per velocizzare l’outcome fisioterapico. Questa tecnica mini invasiva, eco guidata ed eseguita in regime ambulatoriale consiste nell’iniettare nell’articolazione gleno-omerale un mix di soluzione fisiologica, anestetici e steroidi, al fine di rompere le aderenze capsulari e di espandere lo spazio articolare.

 

Ma cosa fare nel restante 10% dei pazienti con rigidità refrattaria al trattamento conservativo?
In questo caso esistono altre due strategie terapeutiche, che vengono svolte in sala operatoria.

Artrolisi artroscopica
Mediante questa procedura artroscopica, il chirurgo ortopedico taglia le aderenze della capsula articolare infiammata (release capsulare). Concluso questo procedimento, inizia a mobilizzare la spalla sotto anestesia al fine di recuperare tutto il movimento. La maggior parte dei pazienti ottiene risultati molto buoni con questa procedura, che comunque viene consigliata dopo un congruo periodo di terapia conservativa fallimentare (almeno 4-6 mesi).

Manipolazione in narcosi o con anestesia del plesso brachiale
La spalla viene mobilizzata passivamente mentre il paziente è sotto anestesia e quindi non avverte dolore.
In ogni caso, dopo l’Intervento chirurgico, sarà assolutamente necessaria affidarsi al fisioterapista per mantenere il movimento che è stato raggiunto con la chirurgia. I tempi di recupero variano da sei settimane a tre mesi.

 

Per concludere, la risoluzione di questa patologia è, come si è potuto leggere, un processo lento; tuttavia l’impegno del paziente nella fisioterapia, soprattutto con gli esercizi a domicilio, è il fattore più importante che influenzerà il ritorno alle comuni attività della vita quotidiana.

 

 

Redatto da Marco Zanella

 

 

 

 

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